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Il titolo della tesi: cosa farne?

    Abbiamo ottenuto il titolo della tesi. E ora che si fa?

    Il titolo della tesi è la stella polare, la bussola di tutto il lavoro di stesura. Individua l’ambito della trattazione, i suoi limiti e i suoi possibili sviluppi.

    Ogni elaborato ha un obiettivo più o meno ambizioso. Se si vuole realizzare un lavoro compilativo, lo scopo è di illustrare le tesi più rilevanti formulate dalla letteratura. Se invece si intende svolgere un lavoro sperimentale, l’obiettivo sarà di descrivere i risultati della ricerca empirica. In primo luogo, quindi, è necessario che sia stata preliminarmente definita con il docente la natura della tesi.

    Tratterò la diversa natura dei due tipi di tesi nei due prossimi post, ai quali vi rimando; per ora mi preme sottolineare che, una volta individuato il tipo di lavoro da svolgere, sia esso compilativo o sperimentale, è opportuno, per centrare il proprio obiettivo, chiarire e chiarirsi

l’ambito di ricerca

    Se il titolo della tesi è stato proposto dallo studente, gli sarà facile passare alla fase seguente, consistente nella raccolta bibliografica, perché l’operazione di definizione dell’ambito di ricerca sarà già avvenuta, come ho descritto nel post precedente Il titolo della tesi: di cosa si dovrà parlare, a livello di scelta del titolo da sottoporre al docente. 

    Ma se, come di solito accade, il titolo è stato assegnato dal relatore, è fondamentale svolgere innanzitutto un lavoro informativo preliminare sull’argomento da trattare. Ciò permette di circoscrivere l’area tematica da esaminare, prima di buttarsi a capofitto nella raccolta del materiale bibliografico, che può essere sterminato e paralizzare perché troppo vasto, o al contrario striminzito e scoraggiare perché esiguo. Infatti, per centrare i propri obiettivi è essenziale metterli a fuoco; sembra ovvio, ma non sempre è facile sapere ciò che si vuole ottenere: dal generico e vago bisogna passare allo specifico.

 

    Credits: Shutterstock

 

    Se il tema è sconosciuto o poco noto, è utile, analogamente al procedimento per la scelta personale di un titolo che ho descritto nel post già citato, consultare un manuale della materia, per farsi un’idea precisa anche se non ancora approfondita del tema generale. A questo punto, esaminati l’ambito della ricerca, l’ampiezza del tema e le possibili direzioni di sviluppo, si sarà in grado di individuare la direzione da assegnare alla trattazione, vale a dire la questione o il problema intorno al quale ruota la tesi.

    Tutte le tesi si propongono di dimostrare qualcosa: pongono una questione e cercano di dare una risposta, anche quando si limitano all’analisi della letteratura esistente su di un determinato argomento. La tesi deve caratterizzarsi, infatti, come un contributo che, se non formula nuove teorie o nuovi punti di vista (un impegno riservato per lo più alle tesi di tipo sperimentale), precisa per lo meno lo “stato dell’arte” del dibattito.

    L’individuazione della questione varia, ovviamente, da materia a materia e da titolo a titolo e non è possibile indicare un unico procedimento valido in ogni caso. Posso fornire solo degli esempi per illustrare il processo di definizione dell’obiettivo.

    Per un lavoro di informatica, è possibile strutturare gli obiettivi generali, in questo modo:

 Schema di organizzazione degli obiettivi nella stesura della tesi di laurea

 

    Per le tesi umanistiche è possibile procedere in modo analogo. La domanda di ricerca, in questo caso, riguarda un istituto giuridico (ad esempio: è ammessa la costituzione civile nel processo a carico degli enti?) o un autore (cosa si intende per irenismo kantiano? o qual è la visione del colonialismo nelle opere di Kipling?).

   Lo stesso procedimento va messo in atto nelle materie economiche: il lavoro di tesi può riguardare la migliore configurazione del reporting in un’impresa di distribuzione o l’articolazione di un portafoglio di titoli.

   Questa fase iniziale di definizione degli obiettivi, ribadisco, è particolarmente importante in quanto dare al lavoro un taglio troppo generico è un errore frequente. La consultazione preliminare di un manuale permette invece di chiarire:

— il senso del titolo

— il tema da trattare

— la sua possibile ampiezza

— i limiti da rispettare (per non andare fuori tema)

   Ad esempio, un lavoro dedicato alla gestione delle risorse umane nel processo di internazionalizzazione, presuppone che ci si faccia un’idea generale sulle caratteristiche dell’internazionalizzazione, sui diversi utilizzi delle risorse umane da inviare all’estero, sul tema dei fallimenti degli espatriati, ecc. Se il lavoro riguarda “Il teatro di Corrado Alvaro”, è importante fare chiarezza innanzitutto sull’attività drammaturgica dell’autore. La consultazione di un manuale ci informerà che: «Corrado Alvaro scrisse pochissime opere teatrali e la più importante fra tutte, Lunga notte di Medea, già in età matura e con alle spalle una lunga carriera militante di critico e saggista teatrale».

    Suggerisco di mettere per iscritto, sinteticamente in uno schema, i risultati delle proprie conclusioni. Scrivere concretizza i pensieri e consente, alla rilettura, di individuare i punti deboli di una struttura o di una sequenza logica.

    Al termine di questo processo di immersione nella materia da trattare si avranno le idee sufficientemente chiare per indirizzare in modo mirato la ricerca bibliografica iniziale e un abbozzo embrionale di strutturazione dell’indice, che verrà poi precisato meglio dopo la raccolta del materiale bibliografico.

 

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